sabato 18 luglio 2009
Shalit, Israele e l’ipocrisia
domenica 5 luglio 2009
La verità dietro la propaganda sulla "sovranità" dell'Iraq
1 luglio 2009"I media corporativi sono tutt in fibrillazione e danno una copertura a tappeto alla storia degli iracheni che "riottengono la loro sovranità" dal momento che le truppe USA vengono ritirate dalle città irachene. Questa naturalmente è propaganda livida ed infondata - centinaia di migliaia di truppe USA resteranno in Iraq collocate in dozzine di basi militari USA che sono state costruite per tutto il paese.
"Ad oggi in Iraq vi sono approssimativamente 130.000 militari USA. La maggior parte dei soldati USA che erano stati schierati nelle città irachene vengono fatti rientrare in guarnigioni altrove nel paese. L'aeronautica degli Stati Uniti controlla lo spazio aereo iracheno. La marina degli Stati Uniti controlla le acque territoriali dell'Iraq", osserva Cryptogon blog.
"Sovranità: No. Propaganda: Si".
Dopo la data del ritiro completo "ufficiale" del 2011, che l'ammiraglio Mike Mullen ha rivelato non essere nemmeno garantita, "Obama progetta di lasciare indietro una "forza residua" di decine di migliaia di truppe per continuare ad addestrare le forze di sicurezza irachene, catturare le cellule di terroristi stranieri e proteggere le istituzioni americane", ha riferito il New York Times lo scorso febbraio.
"Forza residua" è un eufemismo per "esercito di occupazione", dal momento che soltanto il più stupidamente ingenuo potrebbe mai credere che l'Iraq ora non sia nulla più che uno stato fantoccio sottomesso all'impero del nuovo ordine mondiale.
Un alto ufficiale lo ha spiegato più chiaramente per filo e per segno al Los Angeles Times: "Quando il presidente Obama ha dichiarato che saremmo andati "fuori" dall'Iraq entro 16 mesi, alcune persone hanno sentito "fuori", e ognuno se ne va. Ma questo non avverrà", ha affermato l'ufficiale.
Effettivamente, quando è stato fatto l'ultimo calcolo, quasi tre anni fa, i militari USA avevano già costruito in Iraq non meno di 55 basi militari pienamente funzionali, con il finanziamento pronto per costruirne molte di più.
Inoltre, le truppe USA non lasciano del tutto neppure le città. Rapporti confermano che i carri armati USA continueranno a pattugliare le aree al di fuori della "zona verde" e dell'aeroporto a Baghdad. Le vie delle città principali saranno ancora pattugliate da soldati iracheni addestrati dagli USA che prenderanno posto ai posti di blocco ovunque molestando la gente con la scusa di controllare i documenti. In aggiunta, se gli iracheni "richiedono aiuto" dalle truppe USA per intraprendere procedure di sicurezza, queste torneranno subito nelle strade proprio come prima.
Gli iracheni stessi non sono ingannati dalla farsa. Come ammette il New York Times, oggi le "celebrazioni" "sembrano una messa in scena". Secondo il rapporto, "Le auto della polizia sono state decorate con festoni con fiori di plastica e segnali che celebrano il "giorno dell'indipendenza" sono stati legati a muri e steccati antiurto attorno alla città. Lunedì notte, una celebrazione serale festiva al Parco Zahra con cantanti ed ospiti ha attirato principalmente giovani, molti di loro poliziotti fuori servizio".
"Non vi è nessun dubbio che questa non sia sovranità nazionale perché gli americani resteranno all'interno dell'Iraq in basi militari", ha affermato Najim Salim, 40 anni, insegnante di Bassora. "Ma il governo vuole convincere i cittadini che vi sia un ritiro delle truppe straniere, sebbene il governo non possa proteggere i cittadini in alcune città dell'Iraq neppure con la presenza delle forze USA".
Secondo il dizionario Websters, la "sovranità" viene definita come "libertà dal controllo esterno".
Chiunque creda che l'Iraq sia un paese sovrano ed abbia "libertà dal controllo esterno" o che lo otterrà mai mentre centinaia di migliaia di truppe USA sono stazionate in dozzine di basi per tutto il paese, probabilmente crede ancora che Saddam nascondesse armi di distruzione di massa.
sabato 27 giugno 2009
IL MURO DELLA VERGOGNA…
mancano meno di due settimane al quinto anniversario della sentenza della Corte Internazionale di Giustizia sullo smantellamento del Muro. Il fatto che la costruzione del Muro continui, a cinque anni dalla sentenza, è la prova lampante dell’impunità che la comunità internazionale garantisce ad Israele.
In questo anniversario, facciamo appello ai sostenitori dei diritti dei Palestinesi in tutto il mondo affinché rinnovino i loro sforzi nella lotta contro il Muro dell’Apartheid.
Cinque anni fa, la Corte Internazionale di Giustizia sembrava aver rafforzato la nostra battaglia. Il 9 luglio 2004, la Corte sentenziò che
- la costruzione del Muro nella Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est, è illegale e che Israele doveva cessarne la costruzione, smantellare le parti già costruite e risarcire i danni causati.
- nessuno Stato avrebbe dovuto fornire aiuto o assistenza al mantenimento del Muro ed al suo regime e tutti gli Stati aderenti alla IV Convenzione di Ginevra sono obbligati ad assicurare il rispetto da parte di Israele delle leggi umanitarie internazionali.
Nonostante la chiarezza di questa sentenza, né Israele, né la comunità internazionale hanno indicato che intendono rispettare i loro obblighi verso il Diritto Internazionale. Invece, il Muro è semplicemente scomparso dall’agenda della diplomazia internazionale, mentre continuano le distruzioni di cui è causa.
Nei primi quattro mesi di quest’anno, l’esercito israeliano ha già costruito più parti del Muro che nell’intero 2008. Come risultato di questo progetto, lo sbalorditivo numero di 266.422 Palestinesi che vivono in Cisgiordania sono circondati, isolati e con la prospettiva della deportazione.
Le Nazioni Unite non hanno fatto nulla per realizzare la decisione della Corte Internazionale di Giustizia e, con l’eccezione di pochi governi, gli Stati non hanno fatto pressione o attuato sanzioni verso Israele. L’imprenditoria internazionale continua a finanziare ed a fornire materiali sia per la costruzione del Muro che per le colonie.Se l’amministrazione Obama e i governi europei fossero seri sulle loro posizioni sulle colonie, per prima cosa imporrebbero il rispetto della sentenza della Corte, che evidenzia l’illegalità del Muro, delle colonie e del regime che vi è associato. In questo modo, i leader politici potrebbero far rispettare il Diritto Internazionale e restituire ai popoli fiducia nella pace e nel futuro.
Lasciati soli a difendere i propri diritti e le norme del Diritto Internazionale, i comitati popolari hanno continuato le mobilitazioni con il sostegno dei difensori dei diritti umani di tutto il mondo. Hanno rallentato la costruzione del Muro e ottenuto restituzioni di terre, ma l’obiettivo finale di abbattere il Muro è ancora lontano. I villaggi palestinesi continuano a pagare un alto prezzo per la loro determinazione 16 persone, la metà delle quali bambini, sono già state uccise dalle forze israeliane nel corso delle proteste, mentre altre centinaia sono state ferite o arrestate.
Interi villaggi subiscono il coprifuoco e la chiusura dei cancelli del Muro come punizione collettiva.
giovedì 25 giugno 2009
A Istanbul i primi sforzi internazionali per ricostruire Gaza.

Istanbul – Infopal. L’Organizzazione araba per la ricostruzione di Gaza ha organizzato la prima Conferenza internazionale per la ricostruzione di Gaza, svoltasi mercoledì e giovedì nella città di Istanbul, in Turchia.
Alla Conferenza hanno partecipato circa 800 personalità provenienti da più di trenta paesi del mondo arabo, musulmano e europeo, tra cui rappresentanti di organizzazioni sindacali e associazioni benefiche, imprenditori e uomini d'affari.L’Organizzazione, fondata dopo l'aggressione sionista sulla Striscia di Gaza dall’ordine degli ingegneri giordani e da altri ordini di paesi arabi e internazionali, ha invitato a muoversi rapidamente su tutti i fronti per ridare vita alla città martoriata, sottolineando che la guerra ha distrutto le infrastrutture e i settori principali al servizio dei cittadini.
A tal proposito, sarebbero stati già individuati 450 progetti per la sanità, l’edilizia abitativa e l’istruzione, per un costo complessivo di circa mezzo miliardo di dollari.La conferenza ha inoltre annunciato il lancio di un’azione appoggiata da ordini ed associazioni di tutti i paesi del mondo. Wael as-Saqqa, presidente del Consiglio di amministrazione dell’Organizzazione, ha comunicato che il valore dell’azione sarà pari a 100 €, e che la sua sottoscrizione su scala internazionale aprirà la strada a molte persone perché contribuiscano alla ricostruzione. Per i partecipanti musulmani alla conferenza di fede musulmana è stata ricordata la fatwa (un parere ufficiale emanato da un’autorità religiosa musulmana, ndr) del presidente dell’Unione internazionale dei sapienti musulmani, il dott. Yusuf al-Qaradawi, nella quale si afferma che tale contributo va considerato parte “della zakat (la donazione di beneficenza richiesta dai principi dell’Islam, ndr) obbligatoria per tutti i musulmani”.Secondo quanto dichiarato nella fatwa, “se la ummah musulmana si è divisa sulla questione dei fratelli di Gaza, se non è stata in grado di aiutare a respingere l’aggressione o fermarla, come avrebbe richiesto il dovere religioso, e se, com’è accaduto molte volte, non è stata in grado di far arrivare gli aiuti, come cibo, vestiti e medicine, allora il minimo che può fare è ricostruire quanto è stato distrutto: case, scuole, ospedali, impianti idrici e per l’elettricità, strade e infrastrutture; questo soprattutto se il nemico tenta di ottenere, facendosi carico della ricostruzione, ciò che non ha ottenuto con la sua brutale aggressione ai danni del nostro popolo”.La linea espressa dalla fatwa prevede che tutti i musulmani dovrebbero contribuire alla causa, in quanto “imposto dalla zakat, dal momento che la popolazione di Gaza, che vive in povertà, ne ha pieno diritto”. Il presidente as-Saqqa, nel corso della Conferenza, ha inoltre annunciato l'apertura di alcune sedi regionali dell’Organizzazione per la ricostruzione, ad esempio in Giordania e in Turchia, e la prossima estensione della rete ad altri paesi arabi ed islamici. L’Organizzazione è stata inoltre registrata ufficialmente in Gran Bretagna e Turchia. Da parte sua, lo stato turco ha promesso di destinare 350 milioni di euro a Gaza.
IL CARCERE 1931...

Palestinesi in quanto nelle principali prigioni israeliane non c’era più spazio", ha detto Dalia Kerstein la direttrice di Hamoked."L’autentico scopo del campo di prigionia è quello di potervi interrogare i prigionieri del mondo arabo e mussulmano, che sarebbe difficile scoprire, in quanto è assai improbabile che i loro familiari possano contattare le organizzazioni israeliane per poter essere aiutati".La signora Kerstein ha detto che questa prigione rappresenta una violazione del diritto internazionale ancora più grave del campo di prigionia di Guantanamo, in quanto non è stata mai ispezionata e nessuno sapeva quello che stava succedendo lì dentro.I due cugini palestinesi, Mohammed e Bashar Jaddallah, hanno testimoniato che sono stati reclusi in celle di isolamento di due metri quadrati, con le pareti verniciate di nero, senza finestre e con una lampadina tenuta accesa 24 ore al giorno. Nelle rare occasioni in cui sono stati scortati all'esterno, dovevano portare occhiali oscuranti.Quando Bashar Yaddalla, cinquantenne, chiese dove si trovava, gli risposero che era "sulla luna". Mohammed Yaddallah, di 23 anni, ha testimoniato che è stato ripetutamente picchiato, ammanettato strettamente, legato ad una sedia in una posizione dolorosa , non gli è stato permesso di andare in bagno, gli è stato impedito di dormire e ogni volta che cedeva al sonno veniva svegliato con secchiate d’acqua. E' stato inoltre riferito che coloro che lo interrogavano gli hanno mostrato le foto dei suoi familiari e minacciato di far loro del male.Benchè i Palestinesi detenuti in quel carcere siano stati interrogati dai servizi segreti interni israeliani, lo Shin Bet, gli stranieri furono posti sotto la responsabilità di un’ala speciale dell’intelligence militare conosciuta come Unità 504, i cui metodi di interrogatorio si crede siano molto più duri.Poco dopo che si sapesse della prigione, un ex-detenuto libanese, Mustafa Dirani, un leader del gruppo sciita di Amal, aveva presentato una denuncia in Israele affermando di aver subito violenza sessuale da parte di un secondino.Dirani, sequestrato in Libano nel 1994, è stato detenuto per otto anni assieme ad un dirigente di Hezbollah, Sheid Abdel Karim Obeid. Israele sperava di estorcere ai due informazioni concernenti un pilota dell’aviazione disperso, di nome Ron Arar, il cui aereo era precipitato in Libano nel 1986.Dirani asserì in tribunale che uno degli inquisitore di alto grado dell'esercito israeliano, conosciuto come "maggiore George", lo sottopose ad abusi fisici, in uno dei quali venne sodomizzato con un bastone.Il caso venne lasciato cadere all'inizio del 2004, quando Dirani è stato rilasciato in uno scambio di prigionieri.La signora Kerstein ha detto che non ci sono prove certe dell’esistenza in Israele di altre prigioni come il carcere 1391, anche se alcune delle testimonianze raccolte da diversi ex prigionieri sembrerebbero suggerire che questi siano stati reclusi in differenti posti segreti.La signora Kerstein ha espresso la preoccupazione che Israele possa essere stato uno dei paesi destinatari dei voli con "consegne straordinarie", nei quali prigionieri catturati dagli Stati Uniti sono stati trasferiti illegalmente in altri paesi per poi essere sottoposti a tortura."Se una democrazia permette l’esistenza di un carcere di questo tipo, chi può permettersi di dire che non ce ne siano degli altri?", ha detto.Il Comitato delle Nazioni Unite ha esaminato altri sospetti di tortura sempre riguardanti Israele, e ha espresso una particolare preoccupazione davanti al fatto che Israele avesse mancato di investigare più di 600 denunce fatte dai detenuti contro lo Shin Bet, a partire dalle ultime udienze della Commissione, nel 2001.Ha inoltre evidenziato le pressioni fatte sugli abitanti di Gaza che necessitavano di entrare in Israele per trattamenti medici, al fine di farli diventare degli informatori.Ishai Menuchin , direttore esecutivo del Comitato Pubblico Israeliano contro la Tortura , ha detto che il suo gruppo ha inviato al Comitato delle Nazioni Unite numerosi rapporti, che mostravano l’utilizzo sistematico della tortura contro i detenuti."Dopo la sentenza del Tribunale Supremo Israeliano del 1999 [che vietava l'uso della tortura], coloro che conducono gli interrogatorii hanno semplicemente imparato ad essere più 'creativi' nelle loro tecniche".Ha aggiunto che da quando Israele ha definito Gaza un "Stato nemico", alcuni palestinesi sequestrati a Gaza cono stati detenuti in qualità di "combattenti illegali", invece che come "detenuti per motivi di sicurezza"."In tali circostanze, potrebbero avere la qualifica per essere detenuti in prigioni segrete come il carcere 1391".martedì 23 giugno 2009
"SCONVOLTO"

“Sono sconvolto”: l’ha detto anche l’ex presidente americano Jimmy Carter, che in questi giorni si è recato a Gaza. La visita è durata un giorno appena ma è stata sufficiente per avere un’idea della distruzione e delle devastazioni provocate dall’offensiva israeliana “Piombo fuso” nel dicembre 2008.
Ha usato anche altri termini, più duri: “ho difficoltà a trattenere le lacrime”; “ho visto le deliberate distruzioni”; “1,5 milioni di palestinesi qui a Gaza trattati come animali”Carter ha avuto modo di verificare che la ricostruzione a Gaza non c’è stata per il semplice motivo che esiste e persiste un blocco (illegale) di Israele che impedisce il transito a qualsiasi cosa, dall’acciaio al cemento, fino ai giocattoli e alle matite colorate per bambini!
A fine giornata l’ex presidente degli Stati Uniti ha inoltre avuto modo di incontrare Ismail Haniyeh, leader di Hamas. A fine incontro Carter ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Hamas vuole la pace”.Non mi risulta che Carter sia un filo-terrorista!
domenica 21 giugno 2009
Due anni di chiusura di Gaza nei numeri
>Giugno 2007 – giugno 2009 una frontiera chiusa. La limitazione degli approvvigionamenti
- Quantità di beni a cui è consentito l'ingresso a Gaza, in base alla domanda: 25% (approssimativamente 2.500 tir al mese contro i 10.400 precedenti al giugno 2007)
- Forniture di gasolio a cui è consentito l'ingresso a Gaza, in relazione al fabbisogno: 65% (2,2 milioni di litri alla settimana contro i 3,5 necessari per produrre elettricità)
- Durata media dell'interruzione nell'erogazione di energia elettrica a Gaza: 5 ore al giorno
- Numero delle persone senza accesso all'acqua corrente a Gaza: 28.000
Confronti e comparazioni
- Numero delle voci dei beni alimentari di cui la risoluzione del Governo israeliano ha promesso l'ingresso a Gaza: illimitato
- Numero delle voci dei beni alimentari che attualmente hanno il permesso di entrare a Gaza: 18
- Ammontare della somma di denaro promesso per gli aiuti alla ricostruzione dalla Conferenza dei Donatori nel marzo 2009: 4,5 miliardi di dollari
- Quantità di materiali per l'edilizia autorizzati ad entrare a Gaza: Zero
- Tasso di disoccupazione a Gaza nel 2007, anno in cui è stata imposto il blocco: 30%
- Tasso di disoccupazione a Gaza nel 2008: 40%
Niente sviluppo, niente prosperità, solo i beni "umanitari minimi" sono autorizzati all'ingresso
- L'esercito israeliano consente l'ingresso della margarina in piccole confezioni singole ma non quello della margarina stoccata in grandi contenitori perchè potrebbe essere usata per l'industria (per esempio dalle aziende alimentari, producendo così posti di lavoro)
- Il Governo israeliano ha chiarito l'interpretazione restrittiva al provvedimento del 22 marzo 2009, il quale autorizzava l'ingresso senza limitazioni di rifornimenti alimentari all'interno di Gaza e che il governo "non intende rimuovere le restrizioni imposte precedentemente all'entrata di cibo e rifornimenti in Gaza". Traduzione: le forniture alimentari continuano ad essere limitate.
- Tra prodotti alimentari il cui ingresso a Gaza è vietato figurano: Halva (dolce a base di pasta di semola), te e succhi di frutta.
- Tra beni non alimentari il cui ingresso a Gaza è vietato figurano: palloni da calcio, chitarre, carta, inchiostro.
Un popolo in trappola
- Numero di giorni in cui il valico di Rafah è stato aperto per un traffico regolare: Zero
- Numero di persone ogni mese non in grado di attraversare Rafah: 39.000
- Criterio per il passaggio al valico di Erez: casi umanitari eccezionali
